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GPS tracking con sportwatch e smartphone – tecnologia, precisione e consigli

Porträt Philipp Avenell Di Philipp Avenell · 2 min di lettura

Sportwatch con GPS al polso durante un'attività sportiva all'aperto

Il GPS tracking è ormai parte integrante della quotidianità di appassionati di tecnologia e sportivi. Che si tratti di corsa, ciclismo o escursionismo, i moderni sportwatch e smartphone registrano il percorso effettuato e forniscono ritmo, distanza e dislivello. Ma come funziona esattamente la localizzazione?

In questo articolo ti spieghiamo nel modo più comprensibile possibile cosa c'è dietro il GPS, quali sono i diversi sistemi satellitari e come i dispositivi attuali forniscono dati sempre più precisi grazie al GNSS dual band e alla sensor fusion. Analizziamo inoltre le differenze tra smartphone e sportwatch nel tracking, le tipiche fonti di errore (parola chiave: deriva GPS) e ti diamo consigli su come interpretare correttamente i dati GPS. L'obiettivo è mostrare sia agli appassionati di tecnologia sia a chi pratica sport che cosa conta davvero per un buon GPS tracking.

Che cos'è il GPS e che cos'è il GNSS?

Il termine GPS viene spesso usato colloquialmente per indicare qualsiasi navigazione satellitare, ma in realtà designa il Global Positioning System sviluppato dall'esercito statunitense. Il GPS è quindi solo uno dei diversi sistemi globali di navigazione satellitare, riuniti sotto il termine generico GNSS (Global Navigation Satellite System). Oltre al GPS (USA) esistono infatti Galileo (Europa), GLONASS (Russia) e BeiDou (Cina) come ulteriori costellazioni GNSS. Ognuno di questi sistemi gestisce una flotta di satelliti che orbitano attorno alla Terra e trasmettono segnali di navigazione.

In tutto il mondo i ricevitori moderni captano spesso i segnali di più GNSS contemporaneamente per determinare la posizione. Uno smartphone, ad esempio, utilizza tipicamente in parallelo GPS e Galileo (e spesso GLONASS/BeiDou): in questo caso si parla di multi-GNSS. Questa combinazione aumenta il numero di satelliti visibili in cielo, con una copertura e una precisione migliori. GNSS è quindi il termine generico, mentre il GPS è uno dei singoli sistemi che ne fanno parte. Per capirci:

GPS (USA): il GNSS più antico, in funzione dal 1978, oggi con circa 30 satelliti attivi. Disponibile in tutto il mondo, precisione standard per uso civile di circa 5 m in condizioni normali, con i moderni ricevitori dual band è possibile arrivare a <1 m.

Galileo (UE): sistema europeo (pienamente operativo dal 2016) con ~30 satelliti. Offre fin dall'inizio segnali a doppia frequenza per una precisione superiore (in parte <1 m) ed è ottimizzato specificamente per le applicazioni civili.

GLONASS (Russia): sistema russo (24+ satelliti). Precisione singola leggermente inferiore rispetto al GPS, ma robusto soprattutto alle latitudini settentrionali (grazie all'inclinazione orbitale) e, in combinazione con il GPS, un complemento prezioso nelle zone difficili.

BeiDou (Cina): il sistema più recente (espansione globale ~2020, oltre 45 satelliti). Leader nell'area Asia-Pacifico e sempre più integrato a livello mondiale. Oltre al posizionamento offre anche funzioni speciali (trasmissione di messaggi), ma è interessante soprattutto in combinazione con altri GNSS.

GPS vs. GNSS: mentre nel linguaggio comune si parla spesso di GPS, gli sportwatch e gli smartphone di oggi utilizzano per lo più una multi-costellazione GNSS. Ciò significa che ricevono in parallelo i segnali di GPS e Galileo, spesso anche di GLONASS e BeiDou, per ottenere la migliore determinazione della posizione possibile. Sul dispositivo si continuano a vedere coordinate (latitudine/longitudine), ma la base di dati è più ampia e resistente ai guasti rispetto ai tempi in cui era disponibile solo il GPS.

Come funziona tecnicamente il GPS?

Il funzionamento tecnico della localizzazione GPS si basa su una misurazione precisa del tempo e sulla geometria. In linea di principio, i satelliti trasmettono continuamente segnali radio con marcature temporali codificate e le informazioni sulla propria orbita. Un ricevitore GPS (ad es. nell'orologio) capta questi segnali e ne misura il tempo di percorrenza: dal tempo di percorrenza c (moltiplicato per la velocità della luce) calcola la distanza (pseudorange) dal rispettivo satellite. Poiché il segnale viaggia alla velocità della luce (~300.000 km/s), la misurazione del tempo richiede una sincronizzazione con precisione da orologio atomico. Per questo i satelliti GPS hanno a bordo orologi atomici e il ricevitore allinea il proprio orologio interno con i segnali dei satelliti.

Schema del funzionamento del GPS: satelliti che inviano segnali a un ricevitore sulla Terra

Trilaterazione: se si conosce la distanza da un satellite, ci si trova da qualche parte sulla superficie di una sfera immaginaria attorno a quel satellite (raggio = distanza). Con tre satelliti si possono determinare in teoria due posizioni possibili (intersezione di tre superfici sferiche); una delle due può essere scartata, perché di solito si trova molto al di fuori dell'atmosfera terrestre. Il ricevitore deve però tenere conto anche dello scarto del proprio orologio. In pratica servono quindi almeno quattro satelliti per risolvere in modo univoco la posizione 3D (latitudine, longitudine, altitudine) e la correzione temporale. Tre satelliti forniscono la posizione orizzontale (2D) più la sincronizzazione, con un quarto si aggiunge l'altitudine (fix 3D). I ricevitori moderni utilizzano spesso contemporaneamente i segnali di ben più di quattro satelliti (di frequente 8-12 o più in parallelo), combinando statisticamente le misurazioni aggiuntive tramite metodi matematici di compensazione (minimi quadrati, filtro di Kalman). La precisione aumenta così, perché gli errori di misura si mediano e la geometria dei satelliti viene considerata meglio.

Sistema di coordinate: il dispositivo restituisce tipicamente la posizione calcolata come latitudine e longitudine geografiche, basandosi su un sistema di coordinate terrestre. Il sistema di riferimento comune per il GPS è il WGS84 (World Geodetic System 1984), un sistema di coordinate globale riferito a un ellissoide terrestre. Tutti i satelliti GPS trasmettono i propri parametri orbitali e dati di posizione in questo sistema di riferimento, così che i ricevitori di tutto il mondo possano fornire coordinate coerenti in gradi. Esempio: un tipico tracciato GPS mostra i punti come coordinate WGS84, che vengono poi proiettate su mappe (ad es. nell'app dello sportwatch o su Google Maps).

GPS/GNSS single band vs. dual band

In origine il GPS operava con una sola frequenza per gli utenti civili (L1). I ricevitori GNSS single band utilizzano di conseguenza una sola banda di frequenza per sistema satellitare, tipicamente la banda L1/E1 (~1,575 GHz), su cui GPS e Galileo trasmettono i loro segnali principali per uso civile. Il GNSS dual band, invece, può elaborare due frequenze in parallelo, di solito L1/E1 e L5/E5 (per Galileo ad es. E5a a ~1,176 GHz). Perché è importante?

Correzione ionosferica: nel loro percorso verso la Terra i segnali attraversano la ionosfera, che influenza il tempo di percorrenza in modo dipendente dalla frequenza (rifrazione e ritardo). Con una sola frequenza il ricevitore può stimare questo errore solo tramite modelli approssimativi. Con due frequenze dello stesso satellite è possibile misurare direttamente la differenza nel tempo di percorrenza ed eliminare così in gran parte l'influenza della ionosfera dal calcolo. Questo aumenta sensibilmente la precisione di base, poiché viene eliminato un fattore di errore essenziale. Per questo motivo i dispositivi GNSS professionali lavorano da tempo con tecnologia a due o più frequenze, che però un tempo costava diverse migliaia di euro. Oggi i chip dual band stanno arrivando nei dispositivi consumer.

Effetti multipath (percorsi multipli): nei canyon urbani o nelle valli strette i segnali satellitari possono essere riflessi da edifici, pareti rocciose o persino da superfici del terreno compatte e arrivare al ricevitore con ritardo. Oltre al segnale diretto, il ricevitore capta allora anche «segnali fantasma», con conseguenti scostamenti di posizione. Un ricevitore dual band gestisce meglio queste situazioni: i chip GPS moderni ascoltano lo stesso segnale satellitare su due frequenze e ottengono così più informazioni per riconoscere e filtrare gli effetti multipath. Le diverse frequenze, infatti, attraversano o vengono riflesse dagli ambienti in modo in parte diverso: confrontarle aiuta a identificare le misurazioni errate del tempo di percorrenza. Risultato: negli ambienti difficili (grandi città, gole boscose) la posizione con il dual band rimane più stabile e salta meno, mentre con il single band la traccia può risultare più spesso spostata.

Sportwatch al polso durante un'uscita di allenamento

Rappresentazione schematica del GNSS single band vs. dual band in città. A sinistra il ricevitore utilizza solo segnali L1: le riflessioni sugli edifici (linee rosse) portano a misurazioni di distanza falsate e a una posizione imprecisa (area rossa). A destra, con il dual band (L1 + L5), è possibile valutare informazioni aggiuntive sul segnale e riconoscere i segnali errati (X rossa). La precisione della posizione (area verde) è nettamente superiore, perché il ricevitore esclude meglio i segnali multipath.

Il sistema europeo Galileo trasmette di serie su doppia frequenza (E1 ed E5a) per tutti gli utenti. Anche il GPS ha avviato il servizio del segnale L5 (completamente operativo circa dal 2021). Molti sportwatch e smartphone più recenti supportano questo utilizzo multibanda. Esempio: il primo smartphone con GNSS dual band è stato nel 2018 lo Xiaomi Mi 8; nel frattempo i chip dual band sono lo standard in quasi tutti gli attuali dispositivi GPS di fascia alta.

Svantaggi: il GNSS dual band richiede più hardware e consuma un po' più energia. Per questo alcuni sportwatch offrono una modalità multibanda configurabile, da attivare all'occorrenza. Quando è attiva, però, l'autonomia della batteria si riduce spesso in modo percepibile. Grazie alla crescente efficienza dei chip e a funzioni come SatIQ di Garmin (commutazione automatica delle modalità GNSS), questo problema viene comunque attenuato. Nella pratica quotidiana si può attivare il dual band ad esempio per una maratona cittadina o un trail nel bosco fitto e disattivarlo in condizioni semplici per risparmiare batteria.

Sensor fusion: quando il GPS incontra barometro e co.

Già da solo il GPS fornisce moltissimi dati, ma gli sportwatch e gli smartphone moderni non si affidano esclusivamente ai segnali satellitari. Li combinano con altri sensori a bordo per ottenere un quadro più completo e preciso del movimento. Questa sensor fusion comprende tipicamente:

  • Barometro (altimetro): un sensore di pressione barometrico misura la pressione atmosferica e da questa può derivare con grande sensibilità le variazioni di quota. In termini relativi è molto più preciso della misurazione dell'altitudine via GPS, soggetta a rumore. I dispositivi di qualità utilizzano quindi il barometro per registrare l'altitudine secondo per secondo, così che il profilo altimetrico risulti fluido e realistico. Il GPS serve in background per l'autocalibrazione: a intervalli regolari il dispositivo confronta l'altitudine barometrica con l'altitudine assoluta determinata via satellite, per correggere la lenta deriva causata dai cambiamenti meteo. Questa fusione unisce il meglio dei due mondi: il barometro riproduce esattamente i movimenti relativi in salita e discesa (può ad es. rilevare una variazione di quota di pochi metri) e il GPS garantisce che il valore assoluto dell'altitudine resti corretto nel lungo periodo e non venga falsato dalle oscillazioni della pressione atmosferica. Risultato: dislivelli cumulati molto precisi e profili altimetrici realistici, particolarmente importanti per gli sportivi di montagna.
  • Accelerometro 3D / giroscopio: praticamente tutti gli smartphone e gli sportwatch integrano accelerometri (spesso a 3 assi, giroscopio incluso). Rilevano movimenti, rotazioni e vibrazioni del dispositivo. Il sistema di tracking può usare questi dati ad esempio per contare i passi, determinare la cadenza o riconoscere i cambi di direzione, indipendentemente dal GPS. Un giroscopio riconosce i movimenti rotatori: così l'orologio «sente» quando svolti o ti orienti, anche se il segnale GPS vacilla per un attimo. Alcuni produttori sfruttano questa caratteristica in modo mirato: i running watch più recenti dispongono ad esempio di speciali algoritmi track mode che, grazie al sensore di movimento, sanno quando stai percorrendo una curva sulla pista di atletica, per correggere lì il GPS. Anche in caso di breve assenza del GPS (gallerie, centri urbani densi) il sistema può colmare la lacuna con la misurazione inerziale. Un esempio noto è la tecnologia FusedTrack di Suunto: con un intervallo GPS ridotto (per risparmiare batteria), i movimenti intermedi vengono ricostruiti tramite l'accelerometro, in modo che la traccia rimanga comunque piuttosto precisa.
  • Bussola (magnetometro): spesso a bordo c'è anche una bussola elettronica che sfrutta il campo magnetico terrestre. Questo sensore è utile soprattutto nella navigazione su mappa: indica il punto cardinale verso cui stai guardando o ti stai muovendo. Non è necessario per il calcolo vero e proprio della posizione, ma in combinazione con il GPS permette ad esempio che la mappa sull'orologio si orienti correttamente secondo la direzione di corsa, anche quando sei fermo (il GPS può dedurre la direzione solo dal movimento).

Grazie a questa sensor fusion i dati di tracking diventano più stabili e significativi. Esempio della misurazione dell'altitudine: il solo GPS produrrebbe spesso decine di metri di rumore altimetrico (un ricevitore GPS fermo sul posto tende a «vagare» di ±15 m nel dato di quota). Con il supporto del barometro, invece, il profilo altimetrico appare fluido e le piccole colline vengono rilevate in modo realistico. Grazie ai sensori l'orologio si accorge anche quando ad esempio continui a correre in galleria (l'accelerometro conta i passi, il giroscopio mantiene la direzione) e all'uscita della galleria può così proseguire la posizione in modo più plausibile, invece di generare un valore anomalo. Tutti questi ausili fanno sì che soprattutto gli sportwatch siano spesso più affidabili in termini di qualità della traccia rispetto ai GPS logger più semplici. I modelli high-end (Garmin Fenix, Coros Vertix, Apple Watch Ultra ecc.) utilizzano calibrazione automatica e sensor fusion senza che l'utente debba intervenire: il dispositivo, ad esempio, aggiusta costantemente l'altitudine barometrica e confronta tra loro i dati del GPS e dei sensori di movimento.

GPS tracking: sportwatch vs. smartphone – quali sono le differenze?

Molti registrano le proprie attività semplicemente con lo smartphone in tasca, altri giurano su sportwatch o ciclocomputer GPS dedicati. In cosa si differenziano smartphone e sportwatch specifici in termini di qualità del GPS tracking? Ecco i punti più importanti:

  • Antenna e struttura: i dispositivi GPS dedicati (sportwatch, tracker) hanno spesso antenne più grandi e di qualità, posizionate appositamente per una ricezione satellitare ottimale (ad es. nel bordo dell'orologio o nella parte superiore del dispositivo). Gli smartphone, per motivi di spazio, hanno solo piccole antenne multiuso e vengono inoltre spesso tenuti in tasca o in mano, il che può attenuare il segnale. Un orologio al polso con vista sul cielo ha qui tendenzialmente un vantaggio di ricezione.
  • Chipset GNSS: gli sportwatch impiegano per lo più chip GNSS specializzati, ottimizzati per la precisione (e per il funzionamento continuo a basso consumo). Gli smartphone utilizzano piuttosto chipset combinati nei loro SoC che, pur essendo anch'essi molto capaci, spesso privilegiano l'efficienza energetica rispetto alla massima precisione. Inoltre gli orologi premium attuali supportano di frequente il GNSS multibanda, cosa che in molti smartphone non è (ancora) standard su tutti i modelli.
  • Algoritmi software: il firmware degli sportwatch è progettato per filtrare e livellare i dati GPS a scopo sportivo. I produttori investono molto in algoritmi di ottimizzazione, ad esempio per rimuovere i valori anomali e calcolare le distanze in modo pulito. I dispositivi GPS dedicati utilizzano in parte filtri molto sofisticati e tecniche con filtro di Kalman. Gli smartphone si affidano spesso al sistema di base (i servizi di localizzazione di Android/iOS), concepito in modo piuttosto generico. Lì, per motivi di risparmio energetico, gli aggiornamenti di posizione possono arrivare più di rado o possono essere applicati filtri dati aggressivi, il che può ridurre la precisione. In breve: uno sportwatch «sa» che sul percorso di corsa probabilmente stai seguendo il sentiero e può livellare piccoli salti del GPS, mentre una semplice app di tracking può mostrare più rumore.
  • Fonti di dati (A-GPS e co.): gli smartphone utilizzano dati di localizzazione aggiuntivi come reti Wi-Fi, beacon Bluetooth o celle di telefonia mobile per migliorare la posizione o determinarla più rapidamente. Il cosiddetto Assisted GPS (A-GPS) fornisce posizione iniziale e orario via internet, accelerando il fix satellitare. Durante il tracking stesso l'app del telefono può ad esempio includere i segnali Wi-Fi nelle città. Gli sportwatch senza connessione cellulare, invece, si affidano esclusivamente ai dati satellitari GNSS (a parte il download iniziale dell'A-GPS tramite lo smartphone abbinato). Per questo nei centri urbani i telefoni hanno talvolta un vantaggio nel primo fix rapido e da fermi possono anche stimare la posizione in base alle reti. Nella registrazione continua (all'aperto con buona ricezione), però, questi dati ausiliari giocano un ruolo minore.
  • Interferenze e ricezione: negli ambienti difficili (vedi la sezione successiva sulle fonti di errore) le differenze possono diventare visibili. Un orologio con un'antenna potente in alto sul polso riceve spesso segnali satellitari sufficienti anche su trail tortuosi o in boschi fitti, mentre uno smartphone nella tasca posteriore è più schermato ed eventualmente «perde» più spesso il segnale. Nei canyon urbani, però, entrambi i tipi di dispositivo sono messi alla prova: qui è avvantaggiato chi ha a bordo multi-GNSS e dual band. Alcuni test mostrano che gli orologi outdoor più specializzati sono un po' più robusti contro le interferenze. D'altra parte, grazie ai dati ausiliari citati, gli smartphone a volte riescono a mostrare una posizione nonostante la ricezione GPS debole (anche se imprecisa). In generale vale: cielo aperto = entrambi buoni; ricezione al limite = leggero vantaggio per i dispositivi sportivi di qualità, perché sono stati sviluppati proprio per questi scenari.
  • Frequenza di campionamento e intervallo di registrazione: gli sportwatch registrano di serie un punto GPS ogni secondo (o almeno offrono l'opzione). Ne risulta una traccia densa che ricalca fedelmente il percorso reale. Gli smartphone e le app di fitness, invece, usano spesso frequenze di campionamento adattive per risparmiare batteria, ad es. la posizione ogni 4–5 secondi o in funzione della distanza percorsa/velocità. Aggiornamenti meno frequenti possono portare a una traccia più «spigolosa» e a leggere differenze di distanza, perché tra due punti viene semplicemente assunta una linea retta. Molti sportwatch offrono a loro volta una modalità di risparmio, ma normalmente il logging a 1 s è lo standard. In breve: per movimenti regolari il telefono può bastare, ma con allenamenti a intervalli, molte curve o stop-and-go uno sportwatch cattura i dettagli spesso in modo più completo.

Gli smartphone oggi sono sorprendentemente precisi e, grazie al multi-GNSS, del tutto sufficienti nelle situazioni tipiche (jogging al parco, pista ciclabile). Le differenze emergono nelle situazioni limite: chi si muove su terreni difficili o vuole dati di prestazione il più esatti possibile trae vantaggio dai componenti hardware, dagli algoritmi e dai sensori specializzati di un buon sportwatch. Questo è costruito per registrare il GPS in modo continuativo, anche 5 ore di fila, fornendo risultati stabili, mentre uno smartphone è in primo luogo un dispositivo di comunicazione che gestisce il GPS come attività secondaria e accetta più compromessi (risparmio energetico, uso quotidiano). Non da ultimo conta l'autonomia: un GPS sportivo può in genere tracciare per 10+ ore, dove la batteria di un telefono può cedere anche prima. In compenso lo smartphone lo si ha quasi sempre con sé. Dipende quindi dal caso d'uso: nelle gare importanti o nei tour in montagna, però, gli utenti ambiziosi puntano per lo più su dispositivi dedicati, perché ne apprezzano l'affidabilità.

Fattori di influenza: tipiche fonti di errore e precisione

Nessuna traccia GPS è perfetta: le più diverse condizioni ambientali e di segnale possono compromettere la precisione della misurazione. Ecco i principali fattori di influenza e fonti di errore che spiegano perché una traccia può a volte risultare imprecisa:

  • Vista sul cielo: il GPS funziona al meglio con una vista libera sul cielo (min. 15° di elevazione sopra l'orizzonte tutt'intorno). Gli edifici alti (canyon urbani) bloccano o riflettono i segnali: nei centri città la posizione «salta» quindi di frequente o può risultare spostata di decine di metri. Gole e valli naturali hanno un effetto simile: tra i fianchi delle montagne o nelle valli strette spesso è visibile solo una piccola porzione di cielo, per cui sono disponibili meno satelliti e il segnale viene riflesso dalle pareti rocciose. Risultato: precisione peggiore o perdita temporanea del segnale.
  • Bosco fitto e copertura di foglie: gli alberi attenuano notevolmente i segnali GPS. Nei boschi, soprattutto con fogliame bagnato o nelle foreste di conifere, il segnale può indebolirsi al punto che la precisione della posizione cala o il dispositivo riceve punti solo in modo irregolare. Le chiome fitte causano inoltre effetti multipath, perché i segnali vengono deviati dai rami. I buoni dispositivi in parte lo riconoscono e filtrano il rumore, ma nel bosco uno scostamento di alcuni metri è normale.
  • Interni, gallerie, sottopassaggi: al coperto il GPS penetra a malapena. Negli edifici di solito non c'è ricezione: lo smartphone ricorre allora eventualmente alla localizzazione Wi-Fi/cellulare, che però è inutilizzabile per il tracking. Nelle gallerie o nelle stazioni della metropolitana il GPS si interrompe completamente. Gli sportwatch, nel caso ideale, mettono in pausa la misurazione della distanza o estrapolano tramite i sensori (contapassi) in galleria. Ciononostante, nelle tracce GPS che attraversano gallerie compaiono spesso linee rette (tra l'ultimo e il successivo punto GPS), che naturalmente non corrispondono al percorso reale.
  • Schermatura da parte del corpo o di oggetti: è interessante notare che persino il corpo umano può schermare i segnali GPS, essendo composto per circa il 70% di acqua (l'acqua assorbe le microonde). Se ad esempio tieni il telefono in mano vicino al corpo, o corri in un gruppo compatto di persone (ad es. nel blocco di partenza di una maratona), la ricezione può peggiorare. Garmin cita esplicitamente «usare il GPS in un gruppo compatto di persone» come problema di precisione. Questo spiega perché a volte alla partenza di una gara la traccia oscilla: intorno a te centinaia di corridori bloccano parte della visuale sui satelliti.
  • Riflessioni multipath: come già accennato, le riflessioni su superfici dure (case, rocce, specchi d'acqua, veicoli di grandi dimensioni) causano errori da percorsi multipli. Il ricevitore percepisce un segnale in ritardo e dalla direzione sbagliata. Sintomo tipico: il percorso disegnato «salta» improvvisamente in un punto sbagliato o mostra una punta che si allontana dal tragitto effettivo, finché il segnale non si riassesta. Nelle città si vedono ad esempio tracce che saltellano alternativamente da un lato all'altro della strada, causate dalle riflessioni sulle facciate di vetro. I dispositivi dual band e il multi-GNSS aiutano, ma il problema non viene mai eliminato del tutto.
  • Geometria dei satelliti (GDOP): non solo quanti, ma anche dove si trovano i satelliti influisce sulla qualità di una soluzione di posizione. Nel caso ideale i satelliti disponibili sono ben distribuiti in cielo (ad es. uno molto a nord, uno a sud, uno a est, uno in alto a ovest): allora la distribuzione geometrica è ampia e il cosiddetto valore DOP (Dilution of Precision) è basso. Se i satelliti sono per caso disposti in modo sfavorevole (ad es. tutti su un lato del cielo), la precisione peggiora nettamente anche in presenza di ricezione. Questo fenomeno spiega ad esempio perché in certi momenti in un luogo sono possibili dati GPS migliori che in altri (i satelliti, del resto, percorrono le loro orbite). Le applicazioni professionali calcolano il GDOP ed eventualmente aspettano una «finestra» migliore. Nei dispositivi sportivi ciò è meno visibile, perché usano sempre molti satelliti contemporaneamente (il multi-GNSS riduce qui il rischio di una cattiva geometria).
  • Effetti atmosferici: la ionosfera e la troposfera possono rallentare o deviare i segnali GPS (rifrazione). Il ritardo ionosferico dipende dall'ora del giorno e dall'attività solare e può causare errori nell'ordine dei metri. I ricevitori semplici correggono approssimativamente tramite un modello, mentre i ricevitori a doppia frequenza misurano il ritardo direttamente (vedi dual band) e riducono fortemente questo errore. Le condizioni meteo (pioggia intensa, nuvole dense), invece, hanno poca influenza sul GPS nella banda L: il segnale attraversa le nuvole quasi senza ostacoli, a differenza ad esempio della TV satellitare, che con la pioggia forte si interrompe.
  • Deriva GPS e rumore: anche in condizioni ideali una posizione GPS non è mai del tutto esatta, ma oscilla sempre leggermente attorno al valore reale. Nei buoni dispositivi questo rumore di fondo si colloca nell'ordine di 3–5 m. Produttori come Garmin dichiarano per gli sportwatch una precisione di ~3 m nel 95% delle misurazioni. Le piccole deviazioni portano al fenomeno della deriva GPS: se stai fermo, il punto registrato «vaga» lentamente qua e là. Per l'utente può sembrare che la traccia salti avanti e indietro senza motivo. Inoltre il dispositivo può sommare queste variazioni minime di posizione come distanza, così che da fermo continui a «percorrere» metri. Garmin indica che con una normale deriva GPS possono essere conteggiati erroneamente fino a circa 180 m di percorso per ogni minuto da fermi, se non si mette in pausa la registrazione! Questo esempio numerico chiarisce l'influenza del rumore. In pratica molti dispositivi lo mitigano fermando il conteggio della distanza sotto una certa velocità oppure offrendo una pausa automatica (vedi interpretazione). Ciò non toglie che qualche metro di imprecisione per chilometro sia del tutto normale.

Quanto è preciso, quindi, il GPS tracking? In condizioni ottimali (vista libera, multi-GNSS) si può contare su una precisione orizzontale di ~3 m. Nelle città dense o nei boschi gli scostamenti possono crescere fino a 10 m e oltre. I dati di quota via GPS sono tendenzialmente meno precisi (spesso ±10 m o più) a causa della geometria più sfavorevole: qui un altimetro calibrato migliora nettamente la situazione. Nel complesso, per esperienza, la misurazione della distanza dei running watch si colloca in un margine di errore dell'1–3%. Ciò significa che una corsa di 10 km misurata ufficialmente viene spesso registrata come ~10,1 km (leggermente «troppo lunga»). Questa leggera sovradistanza deriva tra l'altro da decine di piccole deviazioni a zigzag (systematic overestimation). Importante: si tratta di scostamenti tipici, non di garanzie; a seconda delle circostanze può andare anche meglio (o peggio). Con i consigli che seguono, però, puoi ottenere dal tuo dispositivo la massima precisione possibile.

Perché dual band e multi-GNSS sono importanti per chi fa sport?

Chi fa sport con ambizione – che sia trail running in montagna, ciclismo nel bosco o la maratona cittadina – trarrà vantaggio dalle moderne funzioni GNSS multi-GNSS (più sistemi satellitari) e dual band (più frequenze). Ecco i motivi per cui queste tecnologie sono così rilevanti proprio nel contesto sportivo:

  • Ricezione migliore negli ambienti difficili: quando si fa sport non ci si trova sempre in campo aperto. Proprio runner e biker attraversano spesso terreni molto vari: oggi il viale del parco, domani il canyon urbano, dopodomani il sentiero di montagna. Il multi-GNSS fa sì che in cielo siano sempre disponibili quanti più satelliti possibile. Se il solo GPS finisce in una zona d'ombra, magari Galileo o BeiDou forniscono ancora segnali da un'altra angolazione. Questo aumenta la disponibilità del segnale. Il dual band, a sua volta, mantiene stabile la soluzione di posizione anche quando si verificano riflessioni o la ionosfera esercita una forte influenza, ad esempio in montagna. La posizione deriva meno e resta più precisa dove i ricevitori single band perderebbero eventualmente in accuratezza. Per lo sportivo questo significa: la traccia viene registrata senza interruzioni anche nei passaggi altrimenti problematici (bosco fitto, centro città) e i grandi valori anomali vengono ridotti.
  • Misurazione più precisa di ritmo e distanza: soprattutto negli intervalli o in gara gli atleti tengono d'occhio indicazioni di ritmo precise. Se però il GPS è impreciso, il ritmo attuale può saltare o la distanza finale può non tornare. Il GPS dual band offre qui molta più costanza. Senza dual band c'è una probabilità più alta che le curve vengano tagliate e la distanza quindi accorciata, cosa che ad esempio in un trail con molti tornanti sarebbe fatale, se alla fine l'orologio misurasse 1 km in meno. Il GNSS multibanda garantisce una copertura pulita del percorso, così che indicazioni di andatura e tempi parziali risultino corretti. Gli sportwatch con dual band mostrano ad esempio valori di ritmo più fluidi anche in centro città, mentre i modelli più vecchi lì saltavano volentieri da 4:30 a 6:00 min/km solo perché il segnale soffriva per un attimo. Per i runner ambiziosi è un grande vantaggio, perché i progressi negli allenamenti diventano misurabili con più precisione.
  • Meno «vuoti GPS» nelle registrazioni: lo conosciamo tutti – nell'analisi della corsa si trova all'improvviso un picco dove a quanto pare saresti passato attraverso il lago o avresti tagliato 100 m. Multi-GNSS e doppia frequenza riducono nettamente questi errori grossolani. Certo, anche con queste tecnologie possono verificarsi errori, ma la robustezza aumenta. Proprio negli eventi di resistenza più lunghi (ultra, maratone) le piccole imprecisioni si sommano. Con un GNSS ad alta precisione si ottiene alla fine una distanza totale più esatta. Questo può decidere tra vittoria e sconfitta quando si tratta ad esempio di gare di navigazione (parola chiave: orienteering – qui contano i metri).
  • A prova di futuro: il mondo GNSS continua a evolversi. Arrivano altri satelliti Galileo, il GPS attiva nuovi segnali e servizi come il sistema di correzione europeo EGNOS migliorano la precisione. Un dispositivo compatibile con il multi-GNSS può sfruttare questi miglioramenti. Molti orologi attuali permettono ad esempio di aggiungere nuovi sistemi satellitari via firmware. Per gli sportivi che usano il proprio dispositivo per diversi anni è un plus: si è pronti per i futuri aumenti di precisione.

In sintesi: multi-GNSS + dual band = massima qualità di posizionamento, il che proprio nello sport aumenta la fedeltà della traccia e la precisione delle metriche. Se quindi ti alleni spesso in ambienti impegnativi (grande città, trail) o semplicemente vuoi la traccia più precisa possibile, dovresti prendere in considerazione un dispositivo con queste capacità. Nella prossima sezione vediamo ancora come può essere influenzata la registrazione della traccia (parole chiave: intervallo di registrazione e smoothing).

Registrazione della traccia: smart recording vs. intervallo di 1 secondo e smoothing

Registrazione GPS su uno sportwatch durante un'attività sul terreno

Oltre alla pura tecnologia GNSS, anche il modo in cui i dati vengono registrati influisce sulla precisione di una traccia. Due aspetti importanti sono l'intervallo di registrazione (regolare ogni secondo oppure «smart») e le successive operazioni di smoothing/filtraggio della traccia.

  • Registrazione intelligente («smart recording») vs. intervalli di 1 secondo: alcuni sportwatch (e i dispositivi GPS più datati) offrono una modalità in cui non viene salvato ogni punto al secondo, ma solo i punti «importanti». Storicamente l'obiettivo era risparmiare spazio di memoria e prolungare l'autonomia. In modalità smart recording i punti dati vengono registrati a intervalli irregolari, ossia solo quando sono soddisfatti determinati criteri. Per esempio, l'orologio salva un nuovo punto quando rileva un cambiamento percepibile della direzione di movimento, oppure quando velocità, frequenza cardiaca o quota cambiano in modo significativo. Se per un po' si procede dritti a ritmo costante, di conseguenza potrebbero essere impostati meno punti. I dispositivi moderni hanno memoria a sufficienza, ma in parte lo smart recording è ancora presente come opzione (o impostazione predefinita) per motivi di compatibilità. Svantaggio: omettendo dei punti si possono perdere dettagli fini. In particolare, i punti di partenza/arresto o le curve strette potrebbero venire «arrotondati», perché proprio lì magari non è stato salvato alcun punto. Ne derivano piccoli errori di distanza: una traccia in smart recording può ad esempio accorciare una curva a 90° trasformandola in una leggera diagonale. Per chi corre per hobby può passare quasi inosservato, ma nei segmenti di gara può influire sul cronometraggio. Per questo gli esperti consigliano spesso di impostare la registrazione su 1 secondo, se autonomia e memoria lo consentono. Sugli orologi nuovi è comunque quasi sempre lo standard, mentre alcuni dispositivi Garmin più vecchi uscivano di fabbrica in modalità smart. Tra l'altro: ormai, grazie ai chip efficienti, il logging a 1 s non consuma quasi più batteria in modo percepibile; il vantaggio storico dello smart recording è quindi pressoché obsoleto.
  • Algoritmi di smoothing: un aspetto meno evidente: come i punti GPS registrati vengono collegati in un percorso ed eventualmente livellati. Visti allo stato grezzo, punti fix GPS consecutivi potrebbero formare uno zigzag selvaggio, perché il segnale oscilla leggermente attorno al valore reale. Molti sportwatch e app utilizzano perciò un algoritmo di smoothing per migliorare la traccia sotto il profilo visivo e metrico. In concreto si cerca di ricostruire, dalla sequenza di punti, il movimento probabilmente effettivo. Metodo semplice: mediare i piccoli valori anomali, così che ne risulti un percorso abbastanza fluido. Problema: se si livella troppo, si possono «perdere» veri cambi di direzione. L'orologio potrebbe presumere che tu stia proseguendo dritto anche se in realtà hai svoltato, finché l'entità dello scostamento non diventa abbastanza grande e il software «si accorge» che c'era comunque una curva. A quel punto la curva potrebbe apparire tagliata nella traccia. Un esempio sono le piste di atletica da 400 m: qui gli atleti percorrono curve strette. Molti orologi GPS registrano in pista distanze tendenzialmente troppo corte (ad es. 390 m invece di 400 m a giro), perché l'algoritmo di smoothing non coglie del tutto gli stretti cambi di direzione e taglia gli angoli del giro. Al contrario, lo smoothing evita però che la traccia tremi completamente avanti e indietro nei rettilinei come uno «zigzag da ubriaco». È quindi un esercizio di equilibrio. L'esatto funzionamento dei filtri è per lo più un segreto industriale dei produttori, ma si può osservare: Garmin livella moderatamente (a volte le distanze risultano minimamente più corte), Polar nei modelli più vecchi livellava di più (con una sottodistanza percepibile) e Apple sull'Apple Watch utilizza persino modelli di IA per ottimizzare la traccia a posteriori. Importante da sapere: lo smoothing influisce sulla rappresentazione della traccia e sulla misurazione della distanza. Se quindi il tuo percorso registrato scorre in modo molto «pulito» lungo una strada, potrebbe averci messo mano anche un algoritmo (ad esempio il map matching sul layer stradale, come fanno molte app di navigazione). Per gli sportwatch, però, i produttori cercano di riuscire nel doppio compito: da un lato sopprimere il rumore, dall'altro non falsare i movimenti reali.

Esempio smart vs. 1 s vs. livellato: supponiamo che tu vada in bici mantenendo un ritmo regolare su una strada di passo ricca di curve. Un orologio in modalità 1 s imposta un punto ogni secondo: la traccia risolverà finemente le curve. In modalità smart, invece, il dispositivo imposta magari un punto solo a ogni tornante più ampio; nel mezzo il percorso viene interpolato in linea retta e, nel caso estremo, i tornanti potrebbero venire «tagliati». Se poi si applica anche uno smoothing marcato, i raggi delle curve potrebbero essere ulteriormente raddrizzati. La conseguenza: la distanza totale misurata risulta sensibilmente più corta di quella reale. Per un'analisi precisa si dovrebbe quindi usare sempre il logging a 1 s. Lo smart recording è pensato piuttosto per le occasioni in cui la memoria scarseggia o il percorso è secondario (oggi praticamente nessuno scenario).

Per fortuna molti dispositivi più recenti hanno eliminato lo smart recording o lo nascondono in fondo al menu. Se il tuo sportwatch offre l'opzione, conviene impostarla su «ogni secondo»: la perdita di batteria è minima, la qualità dei dati superiore.

Interpretare i dati GPS: salti, scorciatoie e altre anomalie

Analizzando le proprie tracce GPS registrate (che sia su Strava, Garmin Connect o un'altra piattaforma), ci si imbatte talvolta in andamenti insoliti. Ecco alcuni fenomeni tipici e consigli su come interpretarli:

  • Accettare leggere differenze di distanza: il GPS non è mai esatto al 100%. È normale che una corsa misurata ufficialmente (ad es. 5,00 km) appaia sull'orologio come 5,05 km o 4,95 km. Tipicamente lo scostamento si aggira attorno al ±1% della distanza. Non significa che il percorso sia sbagliato o che il dispositivo sia «scarso»: è semplicemente imprecisione di misura. Nelle gare molti organizzatori mettono in conto questa tolleranza (la maggior parte dei running watch misura un po' in eccesso). Quindi: niente panico se l'orologio alla maratona segna 42,8 km – non hai corso «troppo», è il GPS che ha aggiunto qualcosa.
  • Salti GPS improvvisi nella traccia: a volte nel percorso si vedono picchi appuntiti o spostamenti in stile teletrasporto. La causa sono per lo più errori di segnale come la ricezione multipath o una breve interruzione. In centro città, ad esempio, il GPS può farti saltare per alcuni secondi su una via parallela (riflessioni sugli edifici). Questi valori anomali si riconoscono spesso dal fatto che per breve tempo sono state calcolate velocità irrealisticamente alte (ad es. 100 km/h di ritmo di jogging). Un singolo salto può essere rimosso in seguito dal percorso (molti portali lo livellano automaticamente). L'importante è sapere che salti di questo tipo sono artefatti tecnici, non movimenti reali. Se quindi la tua traccia passa sopra il tetto di una casa mentre tu correvi giù in strada, per un attimo il segnale è stato insufficiente. Soprattutto l'edificazione densa e le gallerie generano errori simili. Qui, se possibile, aiuta aspettare qualche secondo finché il segnale non si è stabilizzato.
  • Curve tagliate e scorciatoie: se il tuo percorso registrato smussa le curve (come se avessi percorso la curva all'interno), dipende da una densità di punti troppo bassa oppure dallo smoothing di un algoritmo (vedi capitolo precedente). Proprio nelle registrazioni più vecchie con intervallo di 5 secondi capita che i tornanti, ad esempio, vengano riprodotti solo in modo grossolanamente spigoloso: il dispositivo semplicemente non ha catturato la forma con abbastanza punti. Anche uno smoothing marcato può tagliare gli angoli. Interpretazione: il tuo percorso reale era un po' più lungo della traccia. Ai fini dell'orientamento non importa, ma per calcoli precisi del ritmo bisogna tenerlo presente. Gli orologi moderni in modalità 1 s, tuttavia, non tagliano quasi più le curve; se succede, potrebbe dipendere da un filtraggio aggressivo (alcune piattaforme permettono di visualizzare «dati originali» vs. «livellati»).
  • «Serpentina» nonostante il percorso dritto: al contrario, ci sono casi in cui nella realtà hai corso dritto, ma la traccia mostra piccole sbandate. Di solito è rumore GPS, cioè il segnale è variato in modo minimo e la traccia lo rappresenta come zigzag. Lo si vede spesso camminando lentamente o nel bosco: la traccia ondeggia a destra e a sinistra attorno al sentiero. Queste linee serpeggianti possono portare a una leggera sovradistanza, perché l'andirivieni viene conteggiato come metri extra. Molti algoritmi (per fortuna) lo livellano in parte. Se però hai una traccia molto tremolante, probabilmente la ricezione era scarsa. Consiglio: nel bosco fitto, se possibile, tieni l'orologio un po' lontano dal corpo (ad es. fissato allo spallaccio dello zaino), così che abbia una visuale migliore. Questo può ridurre le serpentine.
  • Deriva GPS da fermi: come descritto sopra, la posizione GPS si muove leggermente anche quando si sta fermi. Se quindi durante una registrazione ti fermi più a lungo (pausa al semaforo, goderti il panorama ecc.), può capitare che la tua traccia disegni un ghirigoro o un motivo caotico nel punto della pausa. Inoltre può venire aggiunta erroneamente della distanza. Consiglio: durante le pause usa la funzione di pausa automatica del tuo sportwatch (se disponibile) oppure ferma manualmente la registrazione, se la precisione è la priorità assoluta. Così eviti che 5 minuti da fermo vengano premiati con 100 m di «movimento». Quando riparti, riavvia la registrazione: i dispositivi moderni riagganciano il segnale GPS di solito in fretta.
  • Mettere in discussione i dati di quota: i dislivelli GPS vanno interpretati con cautela. Se non hai un barometro nell'orologio, le salite e discese registrate possono essere massicciamente sbagliate: ad es. una corsa pianeggiante mostra all'improvviso +200 m di dislivello positivo, anche se di salita non ce n'era quasi. Dipende dalla deriva altimetrica del GPS e dagli errori nel calcolo della quota. Piattaforme sportive come Strava offrono in parte una correzione dei dati di quota: la tua traccia GPS viene confrontata con un modello del terreno per ottenere altitudini più realistiche. Se però il tuo orologio ha un sensore barometrico, fidati piuttosto di quei dati: di solito sono più precisi, purché il sensore fosse calibrato. Verifica se il tuo dispositivo calibra automaticamente la quota (spesso via GPS al punto di partenza o tramite POI noti). Consiglio di interpretazione: piccole gobbe nel profilo altimetrico possono essere rumore; guarda piuttosto il dislivello totale. Se ad es. corri in pianura e l'orologio mostra +50 m, puoi ignorarlo: era rumore GPS.
  • Confronto con la mappa: un trucco utile per l'interpretazione è osservare la traccia su una mappa satellitare o una carta dei sentieri. Molti scostamenti si ridimensionano quando si vede: «Ah, il punto è sì accanto alla strada, ma è per via del canyon urbano.» In modalità navigazione le app per smartphone spesso «agganciano» il marker alla strada più vicina per nasconderlo all'utente. Nella traccia registrata, invece, non viene corretto nulla del genere: mostra i dati GPS grezzi (o solo leggermente livellati). Se quindi qualcosa sembra del tutto inverosimile, di solito è un errore, non un teletrasporto miracoloso. Se possibile confronta più giri: se il salto è sempre nello stesso punto, probabilmente dipende da un fattore di disturbo locale (molti tetti in metallo? Un ripetitore?).

In breve: conosci i limiti dei tuoi dati GPS. Una traccia non è mai perfettamente in scala: è un'approssimazione. Per la maggior parte degli scopi (ripercorrere l'itinerario, registrare gli allenamenti) la precisione è sufficientemente alta. Ma non bisognerebbe sovrainterpretare ogni picco. Se qualcosa sembra strano, la causa è quasi sempre tecnica. E se ti serve la massima precisione, usa i consigli citati: buona visuale, tempo per il fix del segnale, dual band attivo nei tratti difficili, funzione pausa, ecc. Otterrai così i migliori dati possibili.

Cosa contraddistingue un buon hardware di GPS tracking?

Per concludere, riassumiamo che cosa conta in un buon hardware di GPS tracking, che si tratti del prossimo sportwatch o dello smartphone:

  1. Supporto multi-GNSS: un dispositivo moderno dovrebbe poter accedere a più sistemi satellitari (GPS, Galileo, GLONASS, BeiDou). Questo aumenta sensibilmente la copertura satellitare e l'affidabilità, soprattutto negli ambienti urbani o difficili. Il multi-GNSS oggi è standard in quasi tutti gli smartphone e sportwatch attuali di fascia media e alta.
  2. GNSS dual band (multibanda): per la massima precisione la ricezione a doppia frequenza è un grande punto a favore. I buoni sportwatch dal 2022 in poi offrono il GPS dual band, che fornisce tracce misurabilmente più precise e riduce problemi come gli errori ionosferici e il multipath. Chi tiene a un ritmo e a una distanza molto precisi (ad es. atleti da gara o da trail) dovrebbe orientarsi su un orologio compatibile con il dual band.
  3. Antenna di qualità e design della ricezione: la migliore elettronica GNSS serve a poco se l'antenna è scadente. I dispositivi di buona qualità si riconoscono spesso dal design ben studiato dell'antenna, ad esempio antenne patch in ceramica o lunette metalliche dell'orologio che fungono da antenna. Queste consentono una ricezione stabile anche in condizioni difficili. Uno smartphone in una custodia spessa o fissato al braccio può essere svantaggiato. Fai quindi attenzione alle recensioni sulla qualità di ricezione GPS di un dispositivo.
  4. Altimetro barometrico: per tutti quelli che accumulano dislivello (runner, ciclisti, escursionisti) un barometro integrato è un must. I buoni sportwatch hanno un sensore barometrico che viene fuso automaticamente con il GPS. Ne risultano dati di quota affidabili e si evitano misurazioni errate dovute alla deriva altimetrica del GPS. In montagna o nelle corse sulle scale noterai subito la differenza.
  5. Sensor fusion e algoritmi: i modelli top puntano su software intelligente: filtrano i dati GPS, usano i sensori di movimento come integrazione e hanno funzioni come la pausa automatica e il ricalcolo intelligente. Questi algoritmi contribuiscono molto alla qualità finale. Un «buon» orologio GPS riconosce ad esempio grazie al giroscopio che stai correndo sulla pista da 400 m e fornisce distanze quasi esatte rispetto alla pista (funzione Track Run di Garmin). Presta quindi attenzione a funzioni di questo tipo se punti alla precisione.
  6. Intervallo di registrazione flessibile: nel caso migliore il dispositivo registra i dati ogni secondo o almeno ne offre l'opzione. Alcuni modelli più recenti scelgono automaticamente in modo dinamico (ad es. SatIQ). L'importante è: non dovresti perdere precisione a causa di un logging lacunoso. I buoni dispositivi rinunciano quindi a uno smart recording rigido o lo impiegano solo se l'utente lo desidera (ad es. nella modalità batteria Ultratrac).
  7. Autonomia e prestazioni: un dispositivo di GPS tracking eccellente riesce nell'equilibrio tra precisione e resistenza. Dual band e multi-GNSS sollecitano di più la batteria, ma gli orologi high-end come il Garmin Fenix o il Coros Vertix offrono comunque oltre 20-30 ore di autonomia in modalità GNSS completa. È una caratteristica del buon hardware: utilizza chip a basso consumo e batterie capienti. Importante soprattutto per ultra e tour di più giorni: in modalità risparmio energetico l'orologio dovrebbe comunque offrire una qualità di registrazione accettabile (ad esempio tramite FusedTrack o simili).

In sintesi, un buon hardware di GPS tracking offre quindi: potenza di ricezione, precisione (grazie a multi-GNSS/dual band), sensori aggiuntivi (barometro, giroscopio) per informazioni complete, software intelligente per l'elaborazione dei dati e batteria sufficiente per le tue sessioni più lunghe. L'attuale generazione di sportwatch e anche gli smartphone high-end hanno fatto qui enormi progressi. Oggi, ad esempio, i running watch di qualità raggiungono spesso una precisione di ~3 m in buone condizioni: un valore che qualche anno fa nel settore consumer sembrava ancora utopico. Per te come utente significa che puoi fare ampio affidamento sulla registrazione delle tue tracce. Naturalmente il GPS resta un sistema radio e non un rilevamento al millimetro, ma con il dispositivo giusto al polso le tue corse, i tuoi giri in bici e le tue escursioni vengono tracciati in modo affidabile e preciso, così che tu possa concentrarti completamente sullo sport. Buon allenamento – e buona ricezione GPS, sempre!

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